venerdì 31 luglio 2009

Per la Giornata mondiale della Pace 2010, il Papa punta sull’ecologia (Aldo Maria Valli)


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Undicesimo, proteggi l’ambiente

Per la Giornata mondiale della Pace 2010, il papa punta sull’ecologia

Aldo Maria Valli

“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. I
l titolo che Benedetto XVI ha scelto per la giornata mondiale della pace 2010, e che il Pontificio consiglio per la giustizia e la pace ha reso noto, rimanda all’ultima enciclica del papa e a quel problema della giustizia sempre più centrale nell’insegnamento di Joseph Ratzinger. Stando alle anticipazioni vaticane, il documento avrà di nuovo al centro, come l’enciclica Caritas in veritate, le questioni dell’interdipendenza e della globalizzazione, fenomeni che a giudizio del pontefice non devono essere il pretesto per imporre a tutti modelli di sviluppo pensati in funzione delle esigenze dei più ricchi, ma devono piuttosto essere governati attraverso meccanismi che abbiano proprio nella giustizia e nella solidarietà il loro fondamento e presupposto.
Il mondo non è un insieme di gruppi dominati dagli interessi particolari e contrapposti gli uni agli altri. Si tratta invece di una famiglia, all’interno della quale, pur in presenza di differenze e specificità, ognuno ha la responsabilità del futuro e dello sviluppo di tutti oltre che di se stesso. L’umanità, sostiene il papa in continuità con l’insegnamento dell’enciclica, non ha alternative. Ne va non solo della possibilità di convivenza, ma della stessa possibilità di sopravvivenza.
Se infatti non si ragiona in termini di giustizia sociale, solidarietà ed equità, si innescano logiche distruttive, di violenza e di sopraffazione, sia tra i popoli sia tra le diverse generazioni.
Se è vero che il mondo attraversa una fase di crisi economica, afferma il papa, è altrettanto vero che viviamo anche una crisi ecologica. Viene progressivamente meno l’idea del mondo come casa comune, rispetto alla quale ognuno ha precisi doveri. E qui il documento si riallaccia a un insegnamento che per la Chiesa cattolica affonda le radici nella stessa Genesi: l’universo non come qualcosa di cui l’uomo può disporre a piacimento, secondo il proprio capriccio, ma come un dono che l’umanità è chiamata a tutelare giorno dopo giorno attraverso opportune scelte.
Al primo posto c’è il rispetto per la vita stessa, principio da cui dipendono tutti gli altri. Vedere la vita come dono porta a ringraziare, e il ringraziamento viene da un uomo capace di stupirsi per quanto ha ricevuto. Il sentimento di meraviglia non è proprio di un uomo ingenuo, incapace di rendersi protagonista.
È invece il sentimento di chi sa apprezzare la bellezza e di conseguenza la vuole tutelare per poterla trasmettere e per far sì che anche le generazioni successive alla sua possano provare la stessa meraviglia.
Quando il papa parla dell’ambiente come di “bene collettivo”, chiare risultano le implicazioni anche politiche del suo messaggio in un mondo in cui i beni principali, come l’acqua, rischiano di essere sottoposti a logiche di proprietà e di mercato che nulla hanno a che fare con i criteri di corresponsabilità e solidarietà ma sono anzi funzionali a poche lobbies finanziarie al servizio di precisi interessi geopolitici.
Le ricadute pratiche degli ammonimenti papali sono evidenti se si guarda alla situazione più vicina a noi. Proprio in concomitanza con l’annuncio del tema scelto dal papa per la giornata della pace è stato presentato al Policlinico Gemelli di Roma il primo rapporto Osservasalute ambiente che fa il punto sullo stato di salute dell’ambiente nel quale viviamo in relazione allo stato di salute della popolazione, ed è significativo quanto sostenuto alla Radio Vaticana dal professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto d’igiene della facoltà di medicina dell’Università Cattolica oltre che coordinatore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane: «Abbiamo analizzato le grandi matrici ambientali, ovvero acqua, aria, rifiuti, rumore e radiazioni, e abbiamo visto che queste rappresentano anche le minacce più forti alla salute degli italiani, minacce alle quali si risponde in maniera molto disuguale a partire dal fatto che le si può misurare meglio o peggio. Ci sono regioni italiane che, di fatto, non hanno attivato neanche i sistemi di misurazione ». È una situazione a macchia di leopardo segnata da forti contraddizioni, per cui, per esempio, chi gestisce meglio i rifiuti si trova però a malpartito con la qualità dell’aria (Lombardia) o dell’acqua (Veneto). La proposta dei curatori del rapporto è quella di una “grande alleanza” tra organi centrali e regionali coinvolgendo sia chi si occupa di ambiente sia chi si occupa della salute. Si tratta, su scala nazionale, della stessa sollecitazione che il papa formula su scala globale: poiché beni come l’acqua e l’aria non hanno confini e da loro dipende la vita dell’uomo sulla terra, è un suicidio pensare di gestirli senza un confronto ampio che presupponga lo scambio di dati e di esperienze.
Fu Giovanni Paolo II, papa sportivo e amante della montagna, a chiedere ripetutamente di sensibilizzare tutti, a partire dai più giovani, alla difesa dell’ambiente.
Nel 1996, a Lorenzago, parlò della necessità di instaurare «un rapporto più rispettoso con la natura» e denunciò le «profanazioni perpetrate spesso con inammissibile leggerezza».
Benedetto XVI ha fatto suo questo insegnamento mettendo però l’accento, in particolare, sul legame fra ecologia ambientale ed ecologia umana. Un ambiente dissestato è sempre frutto di un uomo squilibrato e privo di riferimenti morali. L’inquinamento dell’acqua e dell’aria nasce prima di tutto dall’inquinamento del cuore e dello spirito. Il problema sta nel modo in cui l’uomo considera se stesso e di conseguenza la propria libertà. Se si ritiene padrone incontrastato, se si considera dio di se stesso, ecco prevalere la logica consumistica.
La questione ambientale, ci dice il papa, è prima di tutto questione antropologica e, in quanto tale, questione teologica.

© Copyright Europa, 30 luglio 2009 consultabile online anche qui.

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